La base del cranio – L’osso occipitale

Per un’ “ascolto” del cranio e della Respirazione Primaria,oggi scelgo di approcciarmi all’osso occipitale, facente parte della “base” del cranio.

Il contatto con le mani non avviene subito, ma prima ascolto me stesso, poi mi oriento alla persona ricevente, come se volessi volgere il mio “sguardo” verso un orizzonte più ampio.

In quanto operatore craniosacrale sto nel campo energetico che emano ed in quello emanato dal ricevente.

Dopo la percezione di questa relazione tra campi,inizio il contatto dell’occipite,lentamente e dolcemente: questo contatto potrebbe rivelare tutto quanto collegato a quest’osso; ciò accade man mano che il ricevente si affida e si rilassa. Si crea una comunicazione.

Io mi approfondisco nella mia quiete e sto nell’ascolto. Le mie mani si rilassano sempre più,insieme all’intera mia persona, che così trasmette tranquillità. Così L’occipite della persona distesa sul lettino si rilassa ed è come se si aprisse un’ampia finestra dalla quale poter “vedere” il movimento di altre strutture: le membrane meningee, il cervello,il cervelletto, per citarne alcune tra le più immediate.

Si approfondisce la quiete, la comunicazione è più profonda. Si può sentire il movimento di altre parti che danzano nel movimento insieme all’occipite: l’osso sfenoide,le ossa temporali e parietali, il viso; ognuna con il “suo” movimento trasmesso dal fluire intrinseco del liquor, con la sua vitale Potenza.

Altresì posso sentire il movimento del collo, importante zona adiacente all’osso occipitale e ponte verso il resto del corpo. Con lo sguardo sempre più ampio posso sentire l’intera persona. Così potrò ascoltare zone dove la respirazione primaria fluisce fisiologicamente come un onda e altre zone il cui flusso è diverso, non è nell’onda. Ogni struttura si adatta a modo suo alla nostra vita quotidiana.

Ma nella pausa del trattamento il corpo può ri-assestarsi con la sua saggezza.

Secondo il mio sentire, il sacro abbisogna di un contatto più immediato e vicino. Così mi sposto e lentamente avvicino le mani per un dialogo con quest’osso, intimamente collegato all’occipite tramite la colonna vertebrale e le meningi interne. Infine vado all’ascolto del “collegamento centrale” ,cosi chiamato quello tra occipite e sacro; ed in effetti è la linea centrale del nostro corpo. Le mani è come se formassero una culla,dove l’onda si adagia e fluisce con la sua bellezza e fa muovere bene l’intera persona.

E’ molto bello notare come in questo ampio ascolto il corpo avvia una integrazione complessiva pur avendo iniziato il contatto più immediato da una sola parte, l’occipite. Tutto è collegato. Sono in un viaggio nell’anatomia vivente della persona.

Dalla descrizione si nota la complessità di tale osso, in quanto collegato:

– alle ossa parietali

– alle ossa temporali

– all’osso sfenoide

– alle membrane meningee

– col collo

– con l’osso sacro con il quale forma un collegamento diretto grazie alla dura madre spinale.

Per citare le parti più immediate, ma che lo collegano al resto.

Salvatore Di Mattia

La volta craniale – le ossa parietali

Le ossa parietali sono strutture pari che costituiscono gran parte della volta craniale.

Ciascun osso parietale si articola:

– medialmente con l’osso gemello,tramite la sutura sagittale;

– anteriormente con ossa frontale e sfenoide;

– lateralmente con osso temporale;

– posteriormente con osso occipitale.

Quindi il suo movimento influenza il movimento delle ossa vicine e ne è influenzato.

Facendo un viaggio all’interno dell’encefalo:

– sotto la sutura sagittale decorre il seno sagittale superiore;

– ancor più internamente troviamo la falce cerebrale (dura madre);

– ai lati della falce ci sono i 2 emisferi cerebrali,nello specifico i lobi parietali.

Il seno sagittale superiore contribuisce al ritorno del sangue venoso nel circolo ematico e,quindi, del liquor stesso tramite le granulazioni del Pacchioni,che derivano dall’aracnoide; queste ultime portano il liquor “da ripulire” nel seno e da qui andrà nel circolo ematico. Il “liquor” è un liquido che protegge il tessuto nervoso,lo nutre e ne raccoglie gli scarti metabolici.

La falce cerebrale divide i 2 emisferi cerebrali, ed è un tessuto connettivo che partecipa al movimento dell’intero sistema “cranio-sacro”.

I lobi parietali hanno loro funzioni specifiche. Per esempio la corteccia somestesica primaria, che sovrintende alla sensibilità tattile,di pressione e dolore del corpo si trova in questo lobo. Qui si trova anche la nostra propriocezione, cioè la percezione di come sta il nostro corpo, anche interno: postura,organi ,muscoli..

Il movimento non fisiologico di queste ossa può portare: ad un drenaggio insufficiente del sangue del cervello, ad una pressione eccessiva intracranica,a condizionare il movimento delle altre ossa craniche,per esempio.

Abbiamo fatto questo breve e affascinante viaggio tra le ossa parietali e ciò che ad esse è collegato, ma non dimentichiamo che il corpo è un’Unità nella quale ogni parte collabora con il resto. Ciò riguarda anche le ossa parietali.

L’operatore craniosacrale “ascolta” questa parte del cranio ma la sua visione, il suo “sentire”,deve andare oltre, cioé all’intero corpo.

Quindi ascoltiamo le ossa parietali, ma il loro “stress” può dipendere anche da zone lontane ,che andremo altresì ad ascoltare con la quiete che possiamo trasmettere.

Fondamenenti di quest’arte, secondo Rollin Becker (allievo di W.G. Sutherland),sono :

– cercare

– rilassare

– riorganizzare

L’ascolto ci porta a trovare le parti dove non vi è un ritmo fisiologico, la quiete trasmessa col contatto permetterà al corpo di riorganizzarsi secondo i suoi ritmi (bio – dinamici).

Prima del contatto di ascolto, vi è la creazione di un campo di relazione: l’operatore inizia ad ascoltare sé stesso, la sua quiete, i suoi ritmi. Solo dopo questa prima fase si orienta verso il ricevente, il quale si affida a questa relazione e alla quiete. Dopo la saggezza corporea si riorganizzerà.

Salvatore Di Mattia

Per la nostra vitalità abbiamo bisogno di spazio

Dal nostro concepimento abbiamo bisogno di spazio. E ne abbiamo bisogno dopo il parto, e ancor di più per il nostro futuro sviluppo. Più questo spazio è in sintonia ai nostri bisogni, “meglio” cresciamo. I genitori creano questo ambiente affinché sia appropriato alle nostre esigenze. Ma lungo la nostra esistenza abbiamo relazioni con le persone più varie e non sempre riusciamo a viverle bene. Quando non le viviamo in maniera soddisfacente, possiamo subire ferite. Il nostro corpo si adatta: si apre nelle esperienze belle, si chiude nelle esperienze brutte.

Ri-creare un ambiente accogliente è fondamentale per l’operatore in biodinamica craniosacrale. Infatti in questo campo di ascolto, creato intenzionalmente, il cliente è incontrato con rispetto e spaziosità in un modo negoziato.
Questo gli permette di rivivere quell’ambiente accudente, familiare. Ed è proprio la spaziosità che “sente” a stimolare la fiducia ad aprirsi a questo momento, e a lasciare andare le difese, tanto da andare nella profondità della quiete. Ne deriva un senso di profondo benessere.

Cosi come il grembo familiare è un luogo che ci fa crescere secondo le nostre esigenze, allo stesso modo il campo di accoglienza terapeutica, nel quale avviene la comunicazione tra operatore e cliente, diventa uno spazio “familiare” per il ricevente.

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