I principi del Craniosacrale, ovvero del Sistema Respiratorio Primario

I principi del Craniosacrale, ovvero del Sistema Respiratorio Primario
Pubblicato il 31 dicembre 2017 da maderu

Sistema Craniosacrale è una denominazione coniata da John Upledger, che negli anni ’70 creò la Cranio Sacral Therapy, come disciplina distinta dall’Osteopatia Craniale. Il modello del “Sistema Craniosacrale“ si basa sulla circolazione del Liquor, sui movimenti delle ossa e delle meningi, e sul Ritmo Craniosacrale o Impulso Ritmico Cranico dai 6 ai 12 cicli al minuto (Upledger) Possiamo definire questo un modello Biomeccanico, in Italia la metodologia è stata ribattezzata Tecnica Cranio-Sacrale, è divulgata in ambito sanitario e non.
Nell’ambito della Biodinamica, dall’originale definizione di W.G. Sutherland di Meccanismo Respiratorio Primario e le sue 5 componenti, si è passati a quella di Sistema Respiratorio Primario, una definizione più appropriata e più ampia, che le forze biodinamiche, biocinetiche e biomeccaniche che agiscono nell’organismo vivente fin dalla fecondazione. (vedi MacPartland)

Oggi si definisce più semplicemente la Respirazione Primaria, con caratteri biodinamici e biocinetici come espressione di forze naturali descritte dall’embriologo E. Blechschmidt. Una similitudine con le forze che agiscono nell’oceano può chiarire il concetto ( semplificato) :
-Le onde sulla superficie sono il Ritmo Craniosacrale, determinato dai venti e dalla e condizioni atmosferiche
-Le correnti più profonde e stabili sono rappresentate dalla Marea Media e attraversano il corpo dei fluidi
-Al fondo dell’oceano c’è una corrente di fondo ancora più lenta, a Marea Lunga, che emerge dalla Quiete Dinamica del fondo del mare.

Le qualità che permettono la relazione con la Respirazione Primaria RP, sono innanzitutto qualità che dipendono dalla presenza dell’operatore e dalla sua capacità di incarnare (in inglese il termine Embodiment rende bene questo principio) una dimensione di Interezza e di Presenza.
Per Interezza intendiamo la nostra globalità non frammentata, l’esperienza biologica dell’embrione, la nostra dimensione olistica come la potenziale integrità che trascende le singole parti e ci restituisce il senso di totalità.
Sembra un concetto filosofico, ma nella dimensione biodinamica craniosacrale conta l’esperienza corporea incarnata, il sentire che non passa dalla cordialità.
Per Presenza intendiamo l’essere presenti a sè stessi, sapere dove si è, senza giudizio alcuno nell’accettazione dello stato presente, appunto. E’ una dimensione meditativa declinata in tutte le tradizioni, da più di duemila anni, fino alla più recente definizione di Mindfulness,. Da queste qualità dell’operatore emerge una dimensione relazionale che il termine Empatia definisce bene: viene dal cuore, dal sostegno, dalla compassione, dalla condivisione e dalla sicurezza. La dimensione Efferente è anche una delle principali qualità del tocco, che non agisce ma riceve informazioni cercando in tutti i modi di non fornirle, è la stessa idea del “non fare” che evidenzia il ricevere o ancor meglio l’essere ricevuti o attraversati (dal Respiro della Vita).

La dimensione dello Spazio è il contenitore e il luogo interno ed esterno al corpo stesso che accoglie operatore e cliente. Essere orientati allo spazio è la qualità che parte dai Fulcri, i punti fermi intorno ai quali ogni movimento si realizza.
La Quiete Dinamica sottostante è la dimensione formativa. Come il suono emerge dal silenzio, la luce dall’ombra, il Movimento e Forma emergono dalla Quiete. La Quiete è la dimensione in cui può avvenire il vero cambiamento, la dimensione originaria. Oltre alla Quiete J. Jealuos ci descrive altre due dimensioni sottostanti, il Vuoto che rappresenta lo spazio dello sconosciuto, del mistero e delle possibilità e la Salute sempre presente, quale principio creatore universale.

Tratto da http://www.craniosacrale.it

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